Caro figlio ti scrivo

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Caro figlio. Sei nato l’otto marzo di nove anni fa e giusto un paio di giorni dopo, già sufficientemente lontani da certi clamori ed ancora sufficientemente vicini ai tuoi nove anni, ti scrivo. Lo so che non è facile comprendere, ma vale la pena provare a spiegartelo, perché stai diventando grande e penso sia giusto che tu cominci a riflettere su queste cose.

  Il problema nel mondo nasce quando hai ragione. Si, hai proprio capito bene, non ha sbagliato babbo a scrivere. Quando hai ragione le cose si complicano perché tante persone sosterranno che avrai torto e che hai sbagliato o che comunque non ti puoi lamentare, perché le cose vanno così. Capiterà spesso che queste persone abbiano dalla loro parte qualche forma di potere; allora te dovrai valutare se subire o reagire, stando attento a come reagire; in certi casi non aspettano altro che tu abbia torto con la tua reazione. Ti potrà capitare in un campo da calcio ma anche in posti insospettabili dove credi che le regole non siano un’opinione. In questi momenti, la sensazione più fastidiosa che proverai è la mistificazione, qualcosa che assomiglia al lavaggio del cervello: fanno come se ti convincessero che hanno ragione loro, anche se non è così. Che so, la metafora più semplice che mi viene in mente è: provare a sostenere, peraltro con una certa arroganza, che di notte c’è il sole che splende. Si tratterà allora di non cedere sulla dignità delle proprie idee e, cosa forse ancora più difficile, sulla verità delle tue sensazioni.

  Il problema nel mondo nasce quando sei profondo. Hai di nuovo capito bene, quando sei profondo. Perché quando sei profondo – cioè quando non dimentichi, comunichi le tue emozioni, dici in faccia alle persone quello che pensi, stabilisci rapporti intensi, e così via – le persone si spaventano e si allontanano. Non è sempre detto che vada così, ma molto spesso purtroppo si, perché il mondo per andare avanti ha bisogno di non pensare e conservare dall’esperienza solo ciò che serve per produrre, non certo quello che serve per ricordare. Allora ti dici che dovresti essere più superficiale, fagocitare esperienze di ogni tipo, essere amico di tutti, non assumerti la responsabilità per quello che fai o sei nel rapporto con altre persone. Oppure, cosa forse ancora più pericolosa, potrebbe cominciare a sedurti la regola “meno faccio, meno sbaglio” o “meno dico o parlo, meglio è”. Insomma, ti si potrebbe presentare come valida alternativa di vita l’ipotesi di cadere in una sorta di medioevo dei sentimenti, dove ti spendi pochissimo, dove ti rinchiudi nel tuo castellino lontano dalle brutture del mondo. Il che ti tutelerebbe sicuramente dal fatto di trovarti in situazioni spiacevoli, ma renderebbe molto più triste la tua vita. Come avere a disposizione un pianoforte ma imporsi di suonare la stessa nota per sempre. Din Din Din…

  Il problema nel mondo nasce quando rispetti l’altro. Si, hai capito bene per la terza volta di seguito. Quando rispetti l’altro, questo deve diventare un valore importante in sé, a prescindere da come l’altro si comporta con te. Perché non è affatto detto che l’altro risponda al tuo rispetto con altrettanto rispetto. Anzi. Potrebbe darsi il caso che proprio per il fatto che tu sei una persona rispettosa, l’altro se ne approfitti e abusi in qualche modo della tua correttezza. L’immagine che mi viene in mente per spiegarti questo concetto è: te inviti a casa un amico e lo fai giocare ai tuoi giochi, gli prepari da mangiare cose buone; poi lui ti invita a casa sua e non ti offre niente e soprattutto scopri che non si è posto minimamente il problema. A farti male sarà proprio questo, mica il digiuno. Allora dovrai farti forza e continuare ad andare avanti, nonostante molte campane suonino diversamente dalla tua, a preparare cose buone per gli amici indipendentemente da quello che loro faranno con te. Continuare a credere in un valore che è importante per la tua identità di uomo e di persona nel mondo e non per quello che ti ritorna indietro. Il rispetto dovrà essere un investimento a fondo perduto, senza nessuna garanzia di reciprocità. Dovrai avere fiducia nel fatto che i tuoi comportamenti semineranno da qualche parte la speranza, anche se ti sembrano gocce di rugiada in un deserto.

Ecco caro figlio, io penso che se cominciassimo a ragionare di queste tre cose, magari mentre giochiamo alla play station, sarebbe davvero un bel momento. Ti abbraccio.

Babbo.

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