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Vincitore puntata 30/4 di rai radio 1 Miniplot machine!

Una piccola grande gioia… Vincitore del Gioco del Miniplot della puntata del 30 aprile condotto da Vito Cioce e Marcella Sullo.

“Tese l’orecchio, col respiro sospeso… Era proprio la voce di suo padre. Fu la prima volta che la sentì, qualche mese prima di nascere, mentre faceva le capriole nel pancione, senza pensieri. Quelli sarebbero venuti dopo.”

Incipit scelto da Raul Montanari (Baldini&Castoldi) tratto da Edmondo De Amicis, “Il piccolo scrivano fiorentino”, in Cuore.

 

 

E’ uscito il libro “L’uomo maltrattante”. Ripubblicazione di Non esiste una giustificazione edita dalla Franco Angeli

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A tre anni dalla sua prima pubblicazione, Non esiste una giustificazione cambia pelle, venendo ripubblicato con il titolo “L’uomo maltrattante” dalla Franco Angeli. Disponibile anche in ebook e finalmente in tutte le librerie! Di seguito il link al sito della casa editrice.

http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?codiceISBN=9788891728388

Pescare niente è bellissimo

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Ero a Calafuria, vicino Livorno, ed era un mare mosso ma non molto, giusto quello che ti serve per dire oggi abboccano, e posso andare vicino alle onde senza bagnarmi, vedrai che abboccano.

C’erano dei bambini che scoppiavano in ritardo petardi, il chè non ha disturbato tanto me, o i mei bambini, ma la mia canina Lola si, che si è infrattata dentro ad una roccia e ho dovuto consolare.

Poi ho provato con la bombarda, comprata anni fa a Pontedera, che è un bussolotto di plastica che scodinzola a mezzo mare, dice che richiami le occhiate, ma anche stavolta non ha richiamato niente se non l’eco del mare, e qualche schiocco sonoro sullo scoglio, che sembrava dire io ti voglio.


Pescare niente è bellissimo. Ti dà la misura di quanto è bello pescare.


Poi c’era accartocciato sotto me un volantino del movimento 5 stelle, dove si chiedeva la tua adesione per il referendum, che è uscire dall’euro, al che mi è preso un pò di tristezza, ed un compulsivo controllo del portafoglio nel giubbotto, che se cadesse quello in mare, con gli euro dentro, ed i documenti, sarebbero guai.

L’ho cestinato nella bottiglia di plastica perchè era illeggibile, insomma inutile, e sarebbe finito in mare, che non è bello inquinare. 

Poi, si e no, due o tre volte, ho provato con il galleggiante, i miei figli giocavano con l’esca, si divertono a gettare l’esca al mare, mentre la speranza di pescare qualcosa se ne andava a naufragare.

Dai che lo prendo, un branzino, o come lo chiamano qui, ragno, un pesce grosso, di quelli veri, mica la magra pietanza che ti offre lo scoglio, che è il pesce di scoglio. Inutile, ‘sta voce di sottofondo rimarrà sempre, al di là del principio di realtà ma senza essere principio di piacere.

Galleggianti a goccia e a pallina, piombati ed affusolati, pesanti e leggeri, con la lenza di oggi e, soprattutto, con quella usata ieri (che anche la lenza al giorno d’oggi costa).


Ma i pesci rimangono tutti per l’altro, questa è la sindrome del pescatore, il pesce che non prendi non è un pesce in sè, ma un pesce prendibile dall’altro pescatore.


In fondo, laggiù a la Capraia, c’erano tre navi grosse, immaginavo dentro ci fosse qualcosa di importante, ma forse erano solo tre grosse navi,

tre grosse navi tra tante.

Poi è arrivato uno squarcio di sereno, un raggio di sole potente e bello pieno, e mi sono improvvisamente detto è estate, mi getto in mare, che tanto è estate,

ma eran solo fate.

Poi l’ondone freddo come al solito è arrivato, mi ha lasciato li mezzo inzuppato, con i miei figli a ridere e a dire “è sempre il solito”, e ho cominciato a fare il buffone, e la canina Lola, dall’istinto della protezione,

cedeva a quello della derisione.

Poi ho intravisto la Corsica, le mie falcate calde su chilometri di spiaggia rovente, i polpi ci zampillavano dentro, un improvviso senso di pace della mente,

ed i tendini tirare.


Erano le quattro e poi, poi, poi… poi arriva la Befana. Via bambini, chiamate la mamma, per oggi s’è finito di pescare, si va al ristorante, si ordina un fritto, che oggi si mangia comunque.

A Davide e Gabriele

A Davide
e alle affinità che ci corrispondono.

A Gabriele
e alle differenze che ci attraggono.

tratto da “Non esiste una giustificazione. L’uomo che agisce violenza domestica verso il cambiamento”.

Con Davide, che ha sette anni, ho imparato ad amare per somiglianza. Mi vedo riflesso in ogni suo piccolo gesto e quando lo ascolto anticipo le sue parole. L’amore per somiglianza è rovente: si provano passioni forti e non c’è spazio per i mezzi sentimenti, come se fossimo
fusi.

Con Gabriele, che ha cinque anni, ho imparato ad amare per differenza. Lo osservo incantato per minuti; assomiglia a sua madre e forse per questo lo ricerco. L’amore per differenza nasce per ridurre la distanza e come un balsamo placa la mia solitudine.

L’amore per somiglianza può abbagliarmi, quando non lascio Davide libero di diventare se stesso. L’amore per differenza misura invece la fatica che provo nel costruire con Gabriele un nuovo linguaggio.

Attraverso la mia esperienza, ricordo ai padri che entrambi i tipi di amore possono essere coltivati. Essere padri per somiglianza insegnerà a ricontattare aspetti di sé rimossi e ad amplificare prospettive esistenziali; essere padri per differenza permetterà di tracciare nuovi sentieri, tenendo viva la curiosità.

In entrambi i casi, ci ritroveremo vivi ed alla luce del sole ad insegnare ai nostri figli cosa significhi amare, e così realmente faremo prevenzione, dimostrando che è possibile accompagnare l’amore di generazione in generazione.