L’assenza come evidenza

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L’assenza è un’evidenza ed ogni giorno la confrontiamo come cliente scomoda della nostra umanità. L’assenza come causa motiva il desiderio e la nostra ricerca interiore. Ma anche la persecuzione e il delitto. L’assenza come conseguenza è l’esito ineliminabile  delle nostre scelte e delle inevitabili perdite,  che ci fanno comunque sentire individui unici.

Viviamo sospesi nel tentativo di colmarla, per quanto nessun oggetto fará pari, e lascerà sempre un fondo di inquietudine. La questione centrale, per ciascun uomo e per ciascuna donna, penso che stia nel trovare forme evolute di reazione alla specifica assenza che di volta in volta affronta.

Le risposte possibili parlano infatti molte diverse lingue.  Quella dell’arte, della poesia, della musica e della letteratura. Quella del riposo e della meditazione. Quella dell’hobby e dello svago creativo. Ma anche quella della violenza, dell’uso indiscriminato del potere e della prevaricazione.

Quando le risorse latitano, quando i destini sono vincolati, quando ci appiattiamo sulla soddisfazione del bisogno, una deriva dell’assenza – di una conferma, di una consolazione, di una aspettativa – è rappresentata dalla ricerca rabbiosa dell’autoaffermazione. L’assenza perde la sua funzione di motore e diventa fantasma persecutorio che miete ogni limite, deserto depressivo in cui la fame dell’altro sopravanza la ricerca di sé.

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