Le opinioni del mare

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Io torno al mare tutte le volte che ho bisogno delle sue opinioni su di me.

Possono venire da una manciata di sarde, o da una piccola ferita su uno scoglio. Dai moli grossi, costruiti per evitare che le correnti mangino la costa. Da una mezza luna di notte o dal sogno, ormai assopito, di pescare un’aragosta.

Le opinioni del mare sono oggetti di riporto fragili e spaiati su cui è facile fare poesia; così come era mosso il mare quel giorno di festa, che a rendere tutto più problematico, il mosso spesso basta.

La battigia in primavera è una scommessa a tu per tu con la prospettiva di un riscatto. Che siano minuti o passino ore, sulla spiaggia accanto a un piatto non è facile mantenere il buonumore. I bordi di Italia, e forse di ogni nazione, sono fatti di ciabatte, bambole contratte, ferri da stiro ossidati e vecchi macchinari per preparare gelati.

Il mare parla come può ed usa i sussurri dell’acqua od il suo sciabordio. Il successo di una sua consulenza avviene quando torni a casa confuso sul concetto di tuo, di suo o di mio.

Ieri non mi andava granché di correre, solo di camminare. Dribblando i resti di tutto quel materiale, coglievo così, in modo nitido, il profilo scomodo di certi orizzonti, in attesa dei loro tramonti. Seguendo il profilo della Corsica, avrei ricamato a lungo interrogativi sull’adolescenza e sull’ansia di imparare a far senza.

Poi è comparsa la fame di vita dei figli, a cui è vietato rispondere con gli sbadigli. Ovunque tu sia, quello che aleggia sembra il miglior odore di sempre, e ti chiedi quale oste casereccio, piatto ricco, mollusco prelibato, conto stracciato, ti perderai. Con straordinaria regolarità, dove sei a pensarlo non è dove sei stato o dove andrai a mangiarlo, a lasciare lo strascico delle sue reti. 

Le opinioni del mare alle sette di sera sanno di fritto e di qualcosa di sensuale, a patto che non ci sia il maestrale. Arriva, nel caso, una fitta profonda di nostalgia ed uno smarrimento violento sulla sua scia. In quei momenti, tutto diventa come un bosco continuo e frondoso ed il moto ondoso qualcosa insieme di attraente e di odioso, fragoroso, sontuoso. Insomma, qualcosa che finisce con “oso”.

Mi ha definitivamente distratto il  preparativo di un pescatore ed il mesto ritirarsi di un suo compare, che a raccogliere il retino sembrava proprio un attore.

Per ogni uomo di mare che se ne va dalla riva, ce ne è sempre uno nuovo che arriva.

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