13 novembre 2015

Non esiste più un posto sicuro. Anche il concerto rock del tuo amico è un obiettivo sensibile. I tuoi figli lunedi andranno a scuola. Io salirò in treno. Dovrò salire in treno. Vorrò salire in treno. Dove e come vivo mi impone di farlo. Ricomincerò a pensare ai miei interessi. Le diseguaglianze si tagliano a fette. Perciò siamo tutti responsabili. Col nostro egoismo e la nostra indifferenza sociale, lo siamo. Si chiama disagio della civiltà. E Freud aveva molto ragione. TU ci sei pienamente dentro. Tutto questo mi rende triste, e rende questo mondo brutto. Più brutto di quanto lo era prima.

Se non partiamo del presupposto che tutti dobbiamo cambiare le nostre vite, il nostro modo di vedere le cose, amare, fare cultura, educare i nostri figli, insegnare calcio, dare ordini, divertirsi tra amici, esprimere il dissenso, incanalare le pulsioni, usare il potere, andiamo da poche parti ed in modo schizoide continueremo a pensare ad un aggressore esterno ed a questioni economiche, filosofiche e religiose troppo distanti da noi ed impossibili da trasformare. Gli esercizi di distanza servono a non sentirsi chiamati in causa. Io penso che alla parola paralizzante ‘colpa’ dovremmo sostituire quella di responsabilità e chiederci tutti da lunedì mattina, non solo quando facciamo i cortei o accendiamo le candele, quanto delle nostre azioni sia orientato al rispetto dell’altro e delle differenze o fondato sulla nostra ignoranza ed il nostro egotismo.

Guarda che il cambiamento è a portata di mano molto più di quello che pensi e spostarlo nelle mani dei grandi non ti consentirà mai di crescere.

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