Non esiste una giustificazione. Perchè potresti leggerlo.

È nato “Non esiste una giustificazione”.  Un contributo per combattere la violenza domestica attraverso un coro a più voci. Nel parlarne, non nascondo un certo imbarazzo che a volte prende la scena e mette tra parentesi l’entusiasmo. Mi dico che sono fatto così. Non mi è mai piaciuto granché festeggiare i miei ‘compleanni’…

Ho sentito l’esigenza di scrivere Non esiste una giustificazione in un momento in cui ho avvertito l’intenso bisogno di dare un respiro diverso al mio lavoro di psicoterapeuta. Perché lavorare nel settore della violenza domestica significa ricontestualizzare la propria formazione clinica, apprendere nuovi strumenti e contribuire a un cambiamento sociale. Non esiste una giustificazione è sicuramente un testo tecnico e con grande umiltà e un pò di spavento mi inserisco in un dibattito scientifico forse nuovo solo in Italia. Gli operatori impegnati nel campo psicosociale possono trovare nel libro materiale di lavoro per accompagnare  l’uomo che agisce violenza domestica verso il cambiamento, imparando a riconoscerlo, a conoscere le particolarità dell’intervento a suo favore e le numerose insidie nascoste nella relazione di aiuto. La sistematizzazione teorico-operativa a cui sono giunto è iniziata nel 2009, quando il Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze ha avviato un intenso lavoro rivolto ad uomini che agiscono violenza nelle relazioni affettive, di formazione degli operatori e di sensibilizzazione del territorio circa la necessità di prevedere anche in Italia programmi di intervento rivolti agli uomini maltrattanti che non si sostituiscano ai dispositivi giuridici ma si offrano al loro fianco come possibile alternativa ad una scelta: quella di usare la violenza per imporre regole, pretendere rispetto ed affrontare le imprevedibilità della vita. Considerare il maltrattamento come una strategia sistematica di mantenimento del potere e del controllo apre infatti la porta a numerosi interrogativi a cui cerco di fornire l’abbozzo di una risposta: cosa ha portato l’uomo ad utilizzare la violenza come modalitá facile di risoluzione dei problemi? Quanto è possibile insegnare all’uomo abilitá di vita alternative all’uso della sopraffazione? Nell’esplorare queste domande, l’aproccio eclettico a cui mi rifaccio cerca di trovare una sintesi dove abitano differenti aspetti della mia storia: la mia formazione analitica, relazionale e l’indispensabile condivisione del percorso effettuato con i soci fondatori del Centro. Ma anche: il ruolo degli eventi che hanno costruito il mio modello maschile, che è inevitabilmente entrato in crisi con la scrittura del libro per potersi trasformare e rendermi, spero, una persona migliore.

Credo però…che Non esiste una giustificazione non sia solo un testo per specialisti. Nelle sue pagine si avverte il rumore dei piatti sbattuti in cucina, il telegiornale che rimbomba all’ora di cena mentre tutti stanno zitti sperando che ‘babbo stavolta non si arrabbi’ ed il profumo acido dei fiori che Valerio offre alla sua compagna per farsi perdonare dopo l’ennesimo scoppio violento. Tutto questo ci riguarda, ci è vicino e molte delle tragedie di cui si parla nei giornali ed in televisione nascono da qui. Questo libro ci può aiutare a percepire quanto le strategie maltrattanti non siano solo un problema altrui, dal momento che i ‘lupi cattivi’ abitano nei boschi come nelle città. Ho così la presunzione di sostenere che anche chi non si occupa direttamente dei contenuti trattati troverá spunti di riflessione per comprendere quanto il maltrattamento rappresenti una scelta vincolata dall’analfabetismo affettivo di una società che strizza l’occhio in molteplici forme all’uso della violenza. Forse, questo lettore potrebbe cominciare ad osservarsi in modo diverso e, divenuto più consapevole, contribuire ad una operazione di trasformazione culturale e sociale prima che clinica: una operazione, questa, che ci coinvolge tutti se vogliamo fornire risposte efficaci al problema della violenza domestica in particolare e a quello della violenza in generale.

C’è bisogno di un coro.

Durante la lettura del libro potresti trovare risposte a queste domande:

-Perché gli uomini maltrattano le donne?

-Perché uomini fragili adottano risposte violente nelle relazioni affettive?

-Come riconoscere le modalità tipiche comunicative e relazionali dell’uomo maltrattante?

-Come accogliere l’uomo attraverso un approccio centrato sulla persona e focalizzato sulla violenza?

-Come accompagnare gli uomini in un percorso di cambiamento a seconda del loro livello di consapevolezza del problema?

-Come gestire le insidie della relazione terapeutica e le fasi critiche della presa in carico?

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