Capita di non avere niente da scrivere

arcobaleno

Capita di non avere niente da scrivere. L’ansia che prende è docile e fitta, come nebbia su un colle di sera, buon tempo comunque si spera.

Certi eventi sono incommentabili: non esiste simbolo che li possa racchiudere, solo il coraggio e la pazienza di diluirli con dell’acqua gassata, come il vino forte dei contadini.

La gente ti sorpassa in velocità.  La mente gira lenta e non registra altro che attese. Il freno a mano è tirato, l’istinto velato.

Questo è un momento meraviglioso, perché si trema come le foglie d’estate d’agosto, già nate o già morte, non conosco la climatologia.

Sai quando fai stancamente una brace. Giusto per il gusto dell’altro di mangiare croccante. O quando bevi una birra gelata, solo per il gusto che sarebbe stata.

Volumi di aria ingurgitati a perdere, campanelli in lontananza di mucche, le vorresti andare a vedere, ma sono lontano e saranno solo ricordo di un protopensiero.

L’esperienza ha i suoi ritmi e le sue nostalgie. La terapia giusta in questi casi è accoglierla.

Diventare beoti di se stessi rende immensamente felici.  Non si deve sempre rielaborare, semplicemente andare, guidati da un’onda che porta piano ma lontano, o velocemente vicino, che poi è lo stesso.

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