Pescare niente è bellissimo

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Ero a Calafuria, vicino Livorno, ed era un mare mosso ma non molto, giusto quello che ti serve per dire oggi abboccano, e posso andare vicino alle onde senza bagnarmi, vedrai che abboccano.

C’erano dei bambini che scoppiavano in ritardo petardi, il chè non ha disturbato tanto me, o i mei bambini, ma la mia canina Lola si, che si è infrattata dentro ad una roccia e ho dovuto consolare.

Poi ho provato con la bombarda, comprata anni fa a Pontedera, che è un bussolotto di plastica che scodinzola a mezzo mare, dice che richiami le occhiate, ma anche stavolta non ha richiamato niente se non l’eco del mare, e qualche schiocco sonoro sullo scoglio, che sembrava dire io ti voglio.


Pescare niente è bellissimo. Ti dà la misura di quanto è bello pescare.


Poi c’era accartocciato sotto me un volantino del movimento 5 stelle, dove si chiedeva la tua adesione per il referendum, che è uscire dall’euro, al che mi è preso un pò di tristezza, ed un compulsivo controllo del portafoglio nel giubbotto, che se cadesse quello in mare, con gli euro dentro, ed i documenti, sarebbero guai.

L’ho cestinato nella bottiglia di plastica perchè era illeggibile, insomma inutile, e sarebbe finito in mare, che non è bello inquinare. 

Poi, si e no, due o tre volte, ho provato con il galleggiante, i miei figli giocavano con l’esca, si divertono a gettare l’esca al mare, mentre la speranza di pescare qualcosa se ne andava a naufragare.

Dai che lo prendo, un branzino, o come lo chiamano qui, ragno, un pesce grosso, di quelli veri, mica la magra pietanza che ti offre lo scoglio, che è il pesce di scoglio. Inutile, ‘sta voce di sottofondo rimarrà sempre, al di là del principio di realtà ma senza essere principio di piacere.

Galleggianti a goccia e a pallina, piombati ed affusolati, pesanti e leggeri, con la lenza di oggi e, soprattutto, con quella usata ieri (che anche la lenza al giorno d’oggi costa).


Ma i pesci rimangono tutti per l’altro, questa è la sindrome del pescatore, il pesce che non prendi non è un pesce in sè, ma un pesce prendibile dall’altro pescatore.


In fondo, laggiù a la Capraia, c’erano tre navi grosse, immaginavo dentro ci fosse qualcosa di importante, ma forse erano solo tre grosse navi,

tre grosse navi tra tante.

Poi è arrivato uno squarcio di sereno, un raggio di sole potente e bello pieno, e mi sono improvvisamente detto è estate, mi getto in mare, che tanto è estate,

ma eran solo fate.

Poi l’ondone freddo come al solito è arrivato, mi ha lasciato li mezzo inzuppato, con i miei figli a ridere e a dire “è sempre il solito”, e ho cominciato a fare il buffone, e la canina Lola, dall’istinto della protezione,

cedeva a quello della derisione.

Poi ho intravisto la Corsica, le mie falcate calde su chilometri di spiaggia rovente, i polpi ci zampillavano dentro, un improvviso senso di pace della mente,

ed i tendini tirare.


Erano le quattro e poi, poi, poi… poi arriva la Befana. Via bambini, chiamate la mamma, per oggi s’è finito di pescare, si va al ristorante, si ordina un fritto, che oggi si mangia comunque.

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