Le esperienze del dolce

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Un passante che sfiori e sorridi. Risvegliarsi in mezzo alla neve e pensare che sei te quel che vede. Dopo aver detto ho sete, invece, è dolce mio figlio che beve.

Il piacere dei capelli quando li lavo. Regalare alla macchina il pensiero di farla pulita. La campana che suona i rintocchi, un orologio che da tempo non metti.  

Dialogare in modo normalmente arrabbiato con chi ti ha tamponato. Invidiare all’estate il fatto di comprare ai bambini un gelato. Ritrovare una vecchia bozza, di quello che hai poi pubblicato.

Scrivere una frase sui gatti e sui cani tutta d’un fiato. Scambiare la scrittura come appunto un respiro, e le sue pause, con un dimesso sospiro. 

Rivedere al rallentatore il gol preferito. Assaggiare la nutella con vergogna ed un un dito. Comprare salumi regionali in imprevisti mercatini rionali.

Riflettere sull’urto del terremoto e risentire il terrore dei piccoli, che ad addormentarsi ci vogliono attimi, ma quello giusto stanotte non c’è.

Fotografare chi hai di fronte per farle un primo piano dell’anima. Parlare al tramonto con i contadini di come si faceva la semina. Mischiare le carte come un mago, la volta che  ci riesce.

Mangiare le pesche, quelle dure, quelle fresche. Provare a dormire in un convento. Cambiar verso all’onda del mare soffiandoci sopra contento. 

Contare con le dita di nascosto, come quando da piccolo mi ero perso nel bosco. Poco tempo ci avrebbero messo a ritrovarmi e riabbracciarmi più spesso. 

Dolce è tutto quello che sa di vero e di buono, che provare non è stato vano. Dolce è come camminare sopra l’ansia di vivere, stringendo a se stessi la mano. 

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